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	<title>Daniele Campogiani &#187; università</title>
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		<title>Cosa ho imparato da un anno di Ingegneria Informatica</title>
		<link>http://www.danielecampogiani.com/2010/07/cosa-ho-imparato-da-un-anno-di-ingegneria-informatica/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 12:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Campogiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'}Dopo diverso tempo torno su queste pagine per un&#8217;articolo dal taglio personale ed ironico. Una semplice lista, nella quale scrivere tutto ciò che ho imparato da questo primo anno di Ingegneria Informatica e piccoli consigli per quei coraggiosi che vorranno intraprendere questo cammino. Bene cominciamo: Qualche lezione si può anche saltare A giugno ti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="standard" count="" href="http://www.danielecampogiani.com/2010/07/cosa-ho-imparato-da-un-anno-di-ingegneria-informatica/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p>Dopo diverso tempo torno su queste pagine per un&#8217;articolo dal <strong>taglio personale ed ironico</strong>.</p>
<p>Una semplice lista, nella quale scrivere tutto ciò che ho imparato da questo primo anno di Ingegneria Informatica e <strong>piccoli consigli</strong> per quei coraggiosi che vorranno intraprendere questo cammino.</p>
<p><span id="more-1538"></span></p>
<h2>Bene cominciamo:</h2>
<ul>
<li>Qualche lezione si può anche saltare</li>
<li>A giugno ti accorgi che &#8220;<em>Qualche lezione si può anche saltare&#8221;</em> è una gran <strong>boiata</strong></li>
<li>Anche se ancora non lo sai deriviamo tutti da Object</li>
<li>Dio programmava in Java</li>
<li>La quantità (e qualità) di studio impiegato a preparare l&#8217;esame di Geometria è del tutto ininfluente al fine del voto. Poco prima dell&#8217;orale prendi un bicchiere di un buon vino rosso e tutto andrà bene</li>
</ul>
<ul>
<li>Quando durante un esercizio di Analisi capisci di trovarti in R﻿﻿^2 farai i salti di gioia.</li>
<li>Ci sarà sempre qualcuno più bravo di te</li>
<li>Inevitabilmente ci sarà sempre anche qualcuno più scarso di te <img src='http://www.danielecampogiani.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </li>
<li>Qualche amico lo perderai per strada, insisti per farlo rimanere ma non troppo, sono scelte di vita personali (grazie <strong>Chicco</strong>).</li>
<li>I tuoi professori di Informatica odieranno il linguaggio C</li>
</ul>
<ul>
<li>Se prima utilizzavi Windows passerai ad Mac o Linux</li>
<li>L&#8217;appello che decidi di dare sarà sempre il più difficile della sessione</li>
<li>Dopo la prima settimana il fatto che i tuoi compagni di corso siano per il 99% di sesso maschile non ti stupirà più</li>
<li>L&#8217;andamento della frequenza delle lezioni da parte degli studenti segue il grafico di e^-x</li>
<li>Write once run anywhere</li>
</ul>
<p>Queste sono tutte le cose che mi sono venute in mente, ne hai <strong>altre da suggerirmi?</strong></p>
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		<title>Liceali Vs Periti</title>
		<link>http://www.danielecampogiani.com/2009/09/liceali-vs-periti/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 14:23:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Campogiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[Ferri]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>
		<category><![CDATA[ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[liceali]]></category>
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		<category><![CDATA[professore]]></category>

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		<description><![CDATA[{lang: 'it'} Riporto qui sotto una riflessione del mio Prof di Geometria ed Algebra M.Ferri sulle differenze dei Periti e dei Liceali che si iscrivono alla Facoltà di Ingegneria, ricordando (parole del prof.) che comunque per iscriverci siamo entrambi masochisti. LICEALI vs. PERITI Le due anime dell&#8217;ingegnere? M. Ferri Lo so, un po&#8217; riesco ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px;"><g:plusone size="standard" count="" href="http://www.danielecampogiani.com/2009/09/liceali-vs-periti/">{lang: 'it'}</g:plusone></div><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="liceali vs periti" src="http://img.skitch.com/20080218-faph481fx2bh28yfk7regj9m8g.jpg" alt="" width="371" height="308" /></p>
<p style="text-align: left;">Riporto qui sotto una riflessione del mio Prof di Geometria ed Algebra <a href="http://www.dm.unibo.it/~ferri/i.htm">M.Ferri</a> sulle differenze dei <strong>Periti</strong> e dei <strong>Liceali</strong> che si iscrivono alla Facoltà di Ingegneria, ricordando (parole del prof.) che comunque per iscriverci siamo entrambi masochisti.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-837"></span></p>
<blockquote><p><strong>LICEALI vs. PERITI</strong><br />
Le due anime dell&#8217;ingegnere?</p>
<div><a href="http://www.dm.unibo.it/%7Eferri/i.htm">M. Ferri</a></div>
<p>Lo so, un po&#8217; riesco ad irritare quando metto a confronto le mentalità degli studenti provenienti dal liceo (in particolare scientifico) e di quelli provenienti dagli istituti tecnici. Non nascondo che lo faccio coscientemente, anche a rischio di apparire &#8220;razzista&#8221;. Spero che questo provochi qualche intervento sul mio <a href="http://www.dm.unibo.it/%7Eferri/hm/forum.htm">Forum</a>.</p>
<p>Normalmente chi si sente più bersagliato è il perito. La ragione è semplice: è lo studente che mediamente fa più fatica ad adattarsi al modo di ragionare tipico del mio corso. Perciò, a rischio di risultare antipatico, faccio di tutto per &#8220;stanarlo&#8221; e convincerlo ad analizzare il divario fra la mentalità da lui acquisita alle superiori e quella necessaria qui. Mi sembra, d&#8217;altra parte, di non risparmiare frecciate agli ex-liceali scientifici, conoscendo molto da vicino le loro idiosincrasie e i loro vizi.</p>
<p>Lasciatemi analizzare, con enorme semplificazione, le caratteristiche salienti delle due tipologie. Il perito è stato preparato ad un lavoro esecutivo più che progettuale, ed invero è stato preparato egregiamente! L&#8217;istituto tecnico è il tipo di scuola che, in Italia, raggiunge meglio il suo scopo! Questi ragazzi non si spaventano davanti ai calcoli più complessi ed hanno una favolosa marcia in più: la capacità, anzi l&#8217;esigenza di concretizzare.</p>
<p>Quest&#8217;ultima capacità invece è proprio ciò che manca di più al liceale, il quale facilmente si accontenta di un concetto vago, di un calcolo senza capo né coda e spesso non riesce ad accorgersi dell&#8217;incongruenza di ciò che ha fatto, confondendo o ignorando unità di misura, sbagliando macroscopicamente ordini di grandezza. Può concepire un progetto corretto nel dettaglio ma globalmente non funzionante, cosa che ad un bravo perito non capiterebbe mai.</p>
<p>Ovviamente questi sono problemi che non affiorano in un corso di Geometria e Algebra! Non è un segreto che nel mio corso si trovino in crisi soprattutto molti periti, talvolta anche se usciti dall&#8217;isitituto con voti altissimi (e sono quelli che più ne risentono psicologicamente). Perché? Non è difficile individuare i capisaldi a cui un perito è stato meno addestrato a prestare attenzione: l&#8217;importanza delle definizioni, la distinzione fra definizione di un oggetto matematico e un metodo per calcolarlo, fra definizione e condizione necessaria e sufficiente, la distinzione fra condizione necessaria e condizione sufficiente, fra &#8220;esiste&#8221; e &#8220;per ogni&#8221;, fra ipotesi e tesi, il metodo per partire da un&#8217;ipotesi ed arrivare a una tesi.</p>
<p>Una barriera psicologica pericolosa (e frequente) per chi viene dal liceo è la presunzione di aver già una conoscenza sufficiente della matematica e della fisica. Spesso ciò è causa di brutte sorprese, soprattutto in Analisi. Naturalmente un&#8217;analoga presunzione, ma per le materie di tipo professionalizzante, colpisce anche i periti; è pur vero che spesso, quando si arriva a tali materie, il perito o è maturato o &#8230; ha cambiato strada. Nelle materie di base il perito medio corre due rischi opposti: o disperarsi perché non riesce a capire che cosa si voglia da lui e piombare in un senso d&#8217;inferiorità, o snobbare la materia ritenendola inutile.</p>
<p>In conclusione, un perito non dovrebbe aspettarsi di rifare l&#8217;istituto tecnico; chi viene da un liceo scientifico non dovrebbe aspettarsi un liceo senza latino. Le cose cambiano per tutti e due, per fortuna! Io non sono ingegnere, ma bazzico  in questa Facoltà ormai da decenni, e mi sono formato l&#8217;idea che entrambe le mentalità, entrambe le predisposizioni siano essenziali per costruire un buon ingegnere: astrazione e concretezza, logica e pratica, concetto e realizzazione. Per questo vi raccomando caldamente: contaminatevi reciprocamente! Discutete, scontratevi, aiutatevi, capitevi l&#8217;un l&#8217;altro soprattutto attraversando le barriere costituite dalla vostra precedente istruzione!</p>
<p>Concludo riportando un brano tratto da un articolo intitolato &#8220;Il liceo e la preparazione per gli studi universitari&#8221;; è stato scritto da un mio carissimo amico, <a href="http://portale.unitn.it/ateneo/persone/gabriele.anzellotti" target="_top">Gabriele Anzellotti</a>,  ordinario di Analisi Matematica a Trento, che ora (2007) rappresenta tutti i matematici d&#8217;Italia nel Consiglio Universitario Nazionale; ebbi l&#8217;onore di studiare all&#8217;università insieme a lui e, se per caso avevo dei pregiudizi contro i periti, Gabriele me li fece passare ben presto: era uno studente, un matematico di gran lunga migliore di me, nonostante il mio liceo e il suo istituto tecnico.</p>
<p><em> Ricordi di scuola<br />
(Gabriele Anzellotti)</em></p>
<p><em>Desidero subito ringraziare gli organizzatori per avermi invitato a partecipare a questo convegno. Innanzitutto il tema della &#8220;licealità&#8221;, come poi dirò meglio, è per me molto stimolante. [...] Il Liceo è per me un luogo mitico, al quale ho a lungo guardato, e continuo a guardare, per cogliere l&#8217;essenza della nostra identità culturale. Io non ho studiato al Liceo, perché per motivi di economia familiare dovevo garantirmi la possibilità di avere un lavoro al più presto, e mi sono invece diplomato come Perito Elettronico all&#8217;Istituto Tecnico Industriale. Da ragazzo ero piuttosto bravo a scuola e ho sempre avuto l&#8217;intenzione di andare all&#8217;Università. Sapevo che la scuola di elezione per preparare agli studi universitari era il Liceo &#8211; la mia professoressa di italiano delle medie fece quasi una malattia perché non andai al Liceo Classico &#8211; così mi chiedevo: cosa si farà mai al Liceo che io non faccio qui? Prendevo un po&#8217; di libri del Liceo e me li leggevo. Soprattutto ero incuriosito dalle materie che all&#8217;Istituto Tecnico noi non avevamo. La filosofia mi attirava già allora molto, in particolare i problemi epistemologici, e non ho mai più smesso di interessarmene.  La Storia dell&#8217;Arte (allora non capivo bene perché non fosse semplicemente &#8220;Arte&#8221;) mi interessava meno, e non capivo perché da essa fosse esclusa la Musica&#8230; La cultura classica era il punto cruciale. Purtroppo essa è rimasta  per me sostanzialmente un mistero, celato nelle lingue latina e  greca, nonostante molte letture e molti sforzi. A tratti ho l&#8217;impressione che qualche cosa mi si sveli, ma più spesso, a Villa Adriana, o sull&#8217;Acropoli o a Creta, sento che mi mancano gli occhi per vedere.</em></p>
<p><em>Naturalmente, nella mia Scuola praticavo altre attività che al Liceo non sembravano esserci, o almeno non in modo evidente. In particolare, all&#8217;Istituto Tecnico si percepiva sempre nettamente che c&#8217;era un mondo esterno, fatto di materia e di persone e di leggi economiche, e insomma di necessità, e che le cose che si imparavano a scuola dovevano poi essere messe alla prova in quel mondo esterno. A quei tempi, nei primi due anni si facevano diverse ore settimanali di officina meccanica. Non potrò mai dimenticare quel pezzo di ferro nerastro che, insieme a due grosse lime, mi diedero in mano i primi giorni di scuola, dicendomi che dovevo trasformarlo in una piastrina a forma di basso parallelepipedo, con le facce perfettamente piane e lucidate a quarantacinque gradi, intagliato con un incastro a coda di rondine. Credo di aver avuto quattro, come voto in officina, il primo trimestre. Dopo sei mesi e una discreta quantità di vesciche alle mani, e dopo aver buttato un paio di quei pezzi nerastri che, certo per loro cattiva indole interna, non volevano mutarsi in gioielli, lucidai la piastrina e feci l&#8217;incastro. Insieme ai laboratori di fisica, di chimica, di elettronica, e insieme al disegno tecnico di precisione con l&#8217;inchiostro di china su fogli di carta lucida, quella esperienza fu molto significativa, costitutiva della mia identità. Mi sono chiesto allora, e anche dopo, se gli studenti del Liceo avessero anche loro un tale serrato confronto fra il pensiero e la materia, fra la libertà e la necessità. [...] </em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><a href="http://www.dm.unibo.it/~ferri/hm/licper.htm">Fonte</a></p>
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